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La statua della Madonna degli Angeli ritorna nella sua Casa

mercoledì, 3 giugno 2020
Dopo circa tre mesi di assenza, la statua della Madonna degli Angeli torna nella chiesa della Marina, dove è venerata esattamente da quarant’anni.
La statua, commissionata dalla parrocchia, con precise richieste e indicazioni, puntualmente soddisfatte, è stata realizzata nello studio d’arte sacra di Luigi Santifaller a Ortisei (Bz), pittoresca città della Val Gardena, famosa per la presenza di numerosi artisti del legno.
Il 27 aprile 1980 la piccola comunità di Acquappesa marina, fortemente legata alla Madonna degli Angeli, raccolta in preghiera, accoglieva devotamente la nuova statua nella chiesetta del “Sacro Cuore di Gesù”, allora parrocchia autonoma.
Deteriorata dagli anni, agli inizi del mese di febbraio di quest’anno la statua, con l’aiuto decisivo e gratuito di Gioma trasporti, cui va la mia gratitudine, è stata riportata a Ortisei per essere restaurata, presso lo studio d’arte di Ferdinando Perathoner, l’artista che nel 2012 ha scolpito la statua del “Sacro Cuore di Gesù”, presente nella stessa chiesa della marina.
Riportata all’iniziale bellezza, domenica 31 maggio la statua della Madonna degli angeli è stata benedetta e accolta, in modo dimesso a causa delle rigide regole imposte dalla pandemia, ma sempre con calore e devozione, e riposta sul suo trono.
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lettera ai collaboratori

mercoledì, 3 giugno 2020

Carissimi collaboratori,

ora che abbiamo parzialmente ripreso la vita comunitaria attorno all’Eucaristia, ho rivolto un pensiero di incoraggiamento ai ragazzi, agli anziani – ammalati, ai giovani e alle famiglie. Questi i link per chi non avesse avuto l’opportunità di leggere: 

Ora mi rivolgo a voi in questa fase di ripresa della vita pastorale, diventata ancora più problematica. È superfluo dirvi che ritengo indispensabile e fondamentale il vostro aiuto e che senza di voi nessun programma pastorale si potrebbe realizzare. Credo sia radicata anche in voi questa consapevolezza della necessità di unire le forze di persone generose nel servizio e animate da buona volontà. 

Sono grato per tutto quello che avete fatto finora e per il tempo che vorrete ancora dedicare a questa missione, sicuramente più difficile da gestire, ma che non può assolutamente fermarsi. Ho bisogno di tutti voi e insieme, forse, dobbiamo inventarci nuovi modelli pastorali per raggiungere tutte le categorie di persone, i ragazzi gli anziani gli ammalati e le tante famiglie, duramente provate da questa pandemia. 

Ringrazio, intanto, tutti quelli che hanno accolto, con entusiasmo, il mio invito per l’accoglienza dei fedeli in chiesa, per l’igienizzazione dei luoghi di culto e per assicurare una dignitosa liturgia festiva. Sono contento che anche tre ragazze hanno dato la loro disponibilità come volontarie per il servizio di accoglienza. Ecco un aiuto che vorrei chiedervi: attivarvi per trovare altri giovani e far capire loro la bellezza di poter utilizzare in modo costruttivo un briciolo del loro tempo. Sarebbero i giovani, infatti, le persone più idonee a questo tipo di servizio. Troppe volte ci siamo arresi davanti alle loro resistenze. Ma abbiamo bisogno dei giovani perché, come ho ricordato loro, “la comunità parrocchiale non può essere affidata ai soli anziani”.

Spero di incontrarvi presto per riflettere insieme, non più tramite post su facebook, come necessariamente è avvenuto in questo periodo, ma guardandoci finalmente in faccia, per un confronto sulle tracce che questo periodo ha lasciato anche in noi.

Con l’estate che si avvicina e le norme restrittive, imposte dall’emergenza sanitaria, è necessario l’impegno di tutti, per programmare e affrontare con serenità i nuovi problemi, che inevitabilmente si aggiungono a quelli già esistenti. 

Con gratitudine, stima e affetto.

Un abbraccio, dg

 

Uno solo è Onnipotente

mercoledì, 3 giugno 2020
FORSE ABBIAMO CAPITO CHE UNO SOLO È ONNIPOTENTE. FORSE
1585377147134-jpg-papa_francesco_torna_a_parlare__la_fame_conseguenza_della_pandemiaL’immagine commovente di Papa Francesco che, affaticato, attraversa da solo una spettrale piazza San Pietro è, potremmo dire, l’immagine – simbolo delle città di tutto il mondo, completamente deserte.
È l’immagine – simbolo dell’impotenza dell’uomo, limitato per natura.
Gli scienziati lavorano intensamente, spesso nel silenzio e fuori dai riflettori, per capire origine e caratteristiche di questo virus e, così, trovare i mezzi idonei per debellarlo. Medici generosi, legati al proprio dovere, fanno di tutto per salvare vite umane, spesso rimettendoci la propria. Senza la ricerca certosina degli scienziati e il lavoro prezioso dei medici, che operano spesso in condizioni impossibili, certamente ci sarebbero tantissime altre vittime. Dinanzi a loro bisogna solamente inchinarsi e dire grazie.
E, tuttavia, la triste esperienza che stiamo vivendo ci mette davanti anche i limiti della scienza, sorpresa, disorientata e ancora confusa, in questa battaglia contro un nemico invisibile, che ha sconvolto l’intero pianeta. Forse abbiamo capito che l’uomo non basta per dare una risposta a tutto e che bisogna guardare Altrove.
maxresdefaultForse abbiamo capito che UNO SOLO è davvero ONNIPOTENTE. Forse. Perché noi dimentichiamo presto. E, dopo la ricerca affannosa di Dio nel pericolo, è facile che ci lasciamo travolgere di nuovo dall’esclusiva ricerca delle cose che passano e da un modo di vivere segnato dalla superficialità.
QUESTO TEMPO COSI’ BUIO può mostrare persino un aspetto di luce se ci ha aiutati a guardare e capire quali sono le cose veramente importanti della vita e se ha radicato in noi il desiderio di seguire Gesù.
Può addirittura rivelarsi come un tempo di Grazia, se è riuscito a convincerci che bisogna attingere meno alla moda dell’effimero e nutrirsi di più della Parola del Vangelo. Parola che indica e illumina il Cammino.
Se non è così, la “lezione” di questi mesi, vissuti con paura sotto l’incubo di un incombente pericolo, tuttora presente, non è servita a nulla e rischiamo di trovarci dinanzi a una società ancora di più incattivita. I primi segnali che arrivano dal mondo politico e dalla società civile non sono incoraggianti.

Agli anziani – ammalati – Famiglie – Giovani

domenica, 24 maggio 2020

AGLI ANZIANI E AGLI AMMALATI – ALLE FAMIGLIE – AI GIOVANI

In occasione della riapertura delle chiese per le celebrazioni con il popolo, in data 19 maggio ho inviato un saluto ai ragazzi del catechismo.
In questo post il messaggio è rivolto agli anziani _ ammalati, ai giovani e alle famiglie.
Chiedo scusa per la lunghezza e pazienza per la lettura.

AGLI ANZIANI E AGLI AMMALATI
Carissimi anziani e ammalati,
sento il bisogno di scrivere anche a voi, persone in genere abbandonate e lasciate sole, devastate da preoccupazione e paura, soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria. Non mancano per fortuna lodevoli eccezioni di familiari, che con dedizione e amore si prendono cura di alcuni di voi. 
So bene che non tutti avete confidenza con le moderne tecnologie di comunicazione, ma spero che qualche vostro familiare, un figlio/a o un nipote, possa leggervi questo messaggio.
Da più parti vi arriva l’invito a rimanere nelle vostre case e, ora che si riaprono le chiese, vi viene chiesto anche di rinunciare alla celebrazione della Santa Messa, momento particolarmente atteso per molti di voi. 
Persino i vescovi invitano alla prudenza, ricordando che si è dispensati “dal precetto festivo per motivi di età e di salute”. Questo significa che anziani e ammalati possono validamente partecipare alla Santa Messa, trasmessa dalle varie reti Tv.
Premesso che sarete sempre voi a decidere ciò che è giusto fare e che la vostra presenza è sempre gradita, a dire il vero neanch’io mi sento di incoraggiarvi a frequentare le chiese, almeno in questa prima incerta fase, pur sapendo che a molti di voi viene chiesto un enorme sacrificio.
Infatti, come è noto, “voi” siete la categoria più esposta a questo malefico e insidioso virus. 
In realtà dovrei dire “noi”, perché chi scrive non è un giovane sacerdote, ma un anziano come voi.
Se fosse possibile passerei anch’io più tempo in casa, ma il Signore mi chiama a stare in mezzo alla gente ed è quello che continuerò a fare, con convinzione, sapendo di avere dei limiti, che spero non danneggino la comunità a me affidata. 
Carissimi, voi siete la parte più fragile e più debole della comunità, per questo siete anche la parte a me più cara. 
Le disposizioni rigide di questi mesi mi hanno impedito di incontrarvi. Ora posso assicuravi che potete contare su di me. Finché il Signore mi darà forza per portare avanti la mia missione, verrò nelle vostre case, con la dovuta e richiesta prudenza, per portare il conforto dei sacramenti o semplicemente di una presenza.
Siete l’anello più delicato della comunità, ma anche quello più prezioso, perché con le vostre sofferenze, offerte con amore a Gesù, e le solitudini riempite di preghiera, continuate nel silenzio a tenere in piedi l’intera comunità. A voi la gratitudine, mia e di tutti.
Un abbraccio, dg

ALLE FAMIGLIE
Care coppie di sposi, con o senza figli, non è ancora passato il periodo di prova, perché alle preoccupazioni di un possibile contagio, si aggiunge la paura per l’incertezza del futuro e per le abitudini di vita, cambiate radicalmente. 
Questa pandemia, infatti, ha provocato anche una preoccupante crisi economica. Molti soffrono per la mancanza di lavoro, le aziende ripartono a fatica o non riaprono, diventa insostenibile sostenere le spese per fitti, tasse e bollette varie.
La comunità parrocchiale è vicina a tutte le situazioni di vero disagio e, per quanto è possibile, non vuole abbandonare nessuno.
In una situazione così complessa, capisco che diventa difficile parlare di fede. Eppure dobbiamo farlo, con la consapevolezza che c’è qualcosa o, meglio, Qualcuno a cui poterci aggrappare. Qualcuno che non delude, che vigila, ci cerca e pazientemente aspetta che lo accogliamo.
Sarebbe bello se questo tempo, che ha fermato la nostra fretta, imponendoci la riflessione, e, distanziandoci, ci ha tolto i gesti più familiari, ci avesse fatto riscoprire il desiderio di respirare aria più pulita, aria di cose vere, senza farci prendere eccessivamente dagli affanni terreni. 
Sarebbe bello se ci avesse fatto risentire il bisogno di dare più spazio e tempo alla preghiera e restituito il gusto di ritornare con assiduità in chiesa.
Sarebbe bello se ci avesse fatto capire che abbiamo bisogno di rapporti più veri, più solidali, più sinceri; se ci avesse reso persone desiderose di dare e ricevere amore. 
In questi due mesi Gesù ha bussato discretamente alle porte della nostra casa e del nostro cuore e in tanti modi ci ha parlato (cfr. Ap 3,20).
Sappiamo bene che il tempo della prova può rendere più buoni o indurire nella cattiveria.
Se Gesù non ha bussato inutilmente e siamo riusciti a cogliere la Sua discreta presenza come una richiesta di radicale cambiamento di tanti nostri comportamenti, certamente troveremo la forza di perseverare nel bene e di sradicare da noi quel velenoso orgoglio, che origina l’indurimento del cuore.
Troviamo l’entusiasmo e il coraggio di aprirlo e non lasciamolo fuori dalle nostre case, come troppe volte è successo. Porterà il sorriso e la gioia. Quella vera.
Con stima e affetto, dg

AI GIOVANI
Cari giovani,
è stato certamente difficile per voi, carichi di energie e di entusiasmo, rimanere chiusi per due mesi tra le mura di casa.
Ma il legittimo desiderio di tornare, immediatamente e in modo incontrollato, alle abitudini di prima potrebbe essere una forte e pericolosa tentazione.
Girano in tv immagini di persone e, soprattutto di giovani, che stanno a strettissimo contatto, senza mascherine, segno prepotente del desiderio di volersi riappropriare della propria vita, della libertà, degli spazi, del tempo da vivere insieme.
È comprensibile l’atteggiamento disinvolto e spontaneo tipico dell’età giovanile, ma credo sia giusto affermare che questo è il momento di gestire con responsabilità i propri comportamenti, le relazioni con le persone, perché non si vedano più quelle tragiche scene di tante persone, che in questi mesi, in un attimo, sono state travolte da questo virus e, in piena solitudine, senza una carezza, hanno chiuso gli occhi per sempre.
Cari giovani, sono convinto che voi avete abbastanza intelligenza per capire che il tempo presente impone cautela e prudenza. 
Con grande realismo la Parola di Dio richiama la nostra attenzione sulla precarietà della vita: l’uomo è “come l’erba…al mattino fiorisce e germoglia, alla sera è falciata e secca” (Salmo 90, 5-6).
Probabilmente in questi mesi, che in modo brutale ci hanno fatto capire la fragilità dell’uomo, vi sarà capitato di riflettere un po’ di più sul senso della vita, della morte, di quello che sarà di noi al termine del cammino terreno. E forse qualcuno avrà risentito il richiamo della fede, il desiderio di riavvicinarsi a Gesù, spesso troppo dimenticato e messo da parte, eppure l’Unico che può dare una risposta alle nostre inquiete domande e un senso alla nostra vita.
Sono certo che voi in fondo siete generosi e capaci di saper riempire le vostre giornate con gesti di tenerezza e di vicinanza verso le persone più deboli, tra le quali potrebbero esserci i vostri nonni.
Mi ha fatto molto piacere sentire che una giovane ragazza si è proposta spontaneamente per entrare nel gruppo dei volontari che accolgono i fedeli in chiesa, ora che iniziano, con grande difficoltà, le celebrazioni con il popolo. Un bel modo alternativo per dare un senso al proprio tempo.
Un bel gesto che spero spinga tanti altri. Conto sul vostro entusiasmo. Si, perché la comunità parrocchiale non può essere affidata ai soli anziani. È necessario il coinvolgimento di tutti, in particolare dei giovani, oggi molto di più. Forte di questa convinzione, oso chiedervi un segno di adesione al mio invito. Grazie. 
Con affetto, dg

Dal 24 maggio Santa Messa in Chiesa

venerdì, 22 maggio 2020

PRUDENZA E GRADUALITA’ 

Carissimi,
domenica 24 maggio la nostra comunità si ritrova di nuovo a celebrare insieme l’Eucaristia, dopo il lungo periodo, in cui abbiamo dovuto trasformare le nostre case in chiese domestiche.
Rimangono purtroppo forti limiti, imposti da un’emergenza sanitaria non ancora finita.
In questo periodo la celebrazione con il popolo prevede un numero limitato di persone, calcolato in base alla capienza della chiesa e tenendo conto della distanza di sicurezza.

NUMERO MASSIMO di persone che possono partecipare alla Santa Messa: 
• CHIESA DELLA MARINA n. 41
• CHIESA MADRE n. 56

schermata-2020-05-16-alle-18-43-20Esauriti i posti disponibili, i volontari sono costretti a non accogliere altre persone in chiesa. Scrivo questo con grande dispiacere, ma siamo obbligati a seguire scrupolosamente le norme del protocollo, per salvaguardare la salute di tutti. Occorre essere vigili e responsabili ogni volta che partecipiamo alla celebrazione della Santa Messa, ma soprattutto quando si prega per dare l’ultimo saluto a un nostro familiare. Infatti, notizie che arrivano dai media parlano di contagi avvenuti in occasione di funerali. Sono momenti delicati in cui, per quanto è difficile, ci viene chiesto di controllare l’istintiva emotività, di avere massima prudenza e di evitare abbracci o incontri ravvicinati, che potrebbero scatenare piccoli focolai. È triste, ma necessaria, la freddezza che ci viene suggerita nel salutare i parenti di un defunto.
Non è consentito, in questo momento, sottovalutare o interpretare con leggerezza le disposizioni che vengono date. Non si tratta di risvegliare paure o ulteriori preoccupazioni, ma di creare le condizioni ottimali per vivere con serenità il momento della celebrazione Eucaristica.

In un post del 13 maggio, ho sintetizzato le disposizioni del Protocollo per le celebrazioni con il popolo, firmato dal ministero dell’interno e dalla CEI
schermata-2020-05-19-alle-18-46-39Mi limito a ricordare:
• l’uso della Mascherina è obbligatorio
• all’ingresso e all’uscita dalla chiesa seguire le indicazioni dei volontari; occupare solo i posti segnalati; le sedie non devono essere assolutamente spostate.
• Non fermarsi davanti alle statue e, soprattutto, non toccarle con le mani
• Al momento della Comunione rimanere al proprio posto, aspettando il sacerdote, che dà l’ostia sulla mano e, solo quando si sposta lateralmente, il fedele abbassa la mascherina e si comunica; poi rimette la mascherina.
• Uscendo dalla chiesa non sostare sul sagrato, evitando che si creino assembramenti di persone

Infine comunico gli orari delle Sante Messe:
CHIESA SACRO CUORE DI GESU’ – ACQUAPPESA MARINA 
Santa Messa festiva
• Sabato (dal 30 maggio) ore 18.00
• Domenica: ore 10.00 e ore 18.00
Santa messa feriale 
• lunedì mercoledì e venerdì ore 18.00
CHIESA MADRE – CENTRO STORICO DI ACQUAPPESA
Santa Messa festiva
• domenica ore 11.00
Santa Messa feriale: momentaneamente sospesa per problemi pratici di igienizzazione, prevista dopo ogni celebrazione.
Appena possibile concorderò anche con gli abitanti della frazione San Iorio l’inizio delle celebrazioni.
Ho voluto che questa fase fosse caratterizzata da prudenza e gradualità, per affrontare con più serenità e in sicurezza questo momento così complesso e ancora incerto. Chiedo a tutti comprensione e pazienza.
dg

Ai ragazzi del catechismo e ai loro genitori

venerdì, 22 maggio 2020

Cari genitori e cari ragazzi,

Si ricomincia.
I mezzi di comunicazione hanno ampiamente diffuso la notizia della riapertura delle chiese e delle celebrazioni con il popolo.
Vi scrivo per farvi arrivare il mio affettuoso saluto e quello delle catechiste, per dirvi che finalmente possiamo rivederci, almeno per la celebrazione della Santa Messa. Per ora infatti non è ancora possibile ricominciare tutte le attività pastorali. Questa emergenza sanitaria ci ha obbligati anche a rimandare tutte le tappe del cammino di fede e, soprattutto, l’atteso momento della Prima Comunione.
Sappiate ragazzi che siete sempre vicini al Cuore di Gesù, il quale vi chiede di pazientare e di alimentare il desiderio di stare con Lui, attraverso la preghiera. 
Con voi genitori, interessati alla Prima Comunione, credo che possiamo rivederci all’inizio del mese di giugno, per discutere con serenità di questo appuntamento così importante per i vostri figli.
Intanto vi comunico gli orari della Santa Messa festiva di domenica:
Chiesa della marina: ore 10.00 e ore 18.00
Chiesa Madre: ore 11.00
Le nuove disposizioni del governo e dei vescovi ci invitano alla prudenza e limitano il numero delle presenze in chiesa, per salvaguardare la salute di tutti.
Vi prego perciò di venire a Messa con largo anticipo sull’orario previsto per la celebrazione.
A domenica, se Dio vuole.
Un abbraccio da parte mia e dalle catechiste.
dg

coronavirus: Messe con il popolo

mercoledì, 13 maggio 2020

PROTOCOLLO PER LE CELEBRAZIONI CON IL POPOLO

In data 7 maggio il ministero dell’interno e la CEI hanno concordato e firmato il protocollo circa le celebrazioni con il popolo, che riprenderanno da lunedì 18 maggio. Il “protocollo ha per oggetto le necessarie misure di sicurezza, cui ottemperare con cura” per il “contenimento e la gestione” dell’emergenza sanitaria in corso.
Sintesi delle norme, previste dal protocollo, per accedere ai luoghi di culto:
1. Evitare assembramenti in chiesa e fuori
2. Il numero delle persone che possono entrare in chiesa viene stabilito in base alla capienza dell’edificio, tenendo conto della distanza minima di sicurezza (almeno un metro).
3. Alcuni volontari vigileranno “sul numero massimo di presenze consentite”
4. Mascherine obbligatorie per chi entra in chiesa 
5. Ingresso vietato a chi ha una temperatura pari o superiore a 37,5° e a chi è stato in contatto con persone positive al coronavirus, nei giorni precedenti.
6. Acquasantiere ancora vuote e niente scambio del segno di pace.
7. Comunione sulle mani, distribuita dal sacerdote, munito di mascherina.
8. Per motivi sanitari non ci saranno foglietti per la Messa e libretti per i canti.
9. Eventuali offerte non saranno raccolte durante la celebrazione, ma è possibile deporle nel cestino, all’ingresso della chiesa.
10. Confessione svolta in “spazi ampi e aerati”, rispettando la distanza di sicurezza. Sacerdoti e fedeli indossano la mascherina.
schermata-2020-05-07-alle-16-55-57Le celebrazioni, nella nostra comunità, riprenderanno con la Messa festiva di domenica 24 maggio, alle ore 10.00. Da lunedì 18 maggio, come prevede il protocollo, provvederemo a igienizzare i luoghi di culto.
Prego vivamente i fedeli, che si recheranno in chiesa per la Celebrazione della Santa Messa festiva, di attenersi scrupolosamente alle norme sopra elencate e di seguire le indicazioni dei volontari, posti all’ingresso della chiesa.
Dal momento che le norme, molto restrittive, impongono un numero limitato di persone, può capitare la spiacevole situazione che a qualcuno venga negato l’ingresso in chiesa. 
Per evitare questa eventualità, in sé assurda e non voluta, ma suggerita dalla prudenza, nella frazione marina sarà celebrata una seconda Santa Messa nel pomeriggio di domenica, alle ore 18.00. Rimarranno naturalmente le consuete Sante Messe, alle ore 10.00 nella frazione marina e alle ore 11.00 nella Chiesa Madre.
Iniziamo, con fiducia e con responsabilità, questa nuova fase, che ci consentirà di ritrovarci uniti nella preghiera, per lodare insieme il Signore.

 

Coronavirus: le chiese riaprono per le cerimonie funebri

domenica, 3 maggio 2020

QUATTRO MAGGIO: SI RICOMINCIA CON PRUDENZA. ANCHE LA CHIESA, CON LE CERIMONIE FUNEBRI, RIPRENDE GRADUALMENTE LE CELEBRAZIONI CON IL POPOLO. 

Giorno atteso questo QUATTRO MAGGIO 2020: per noi era e rimane il giorno del ricordo del nostro Patrono, per l’Italia intera, compreso noi, è l’inizio della fase due di questa pandemia, tutt’ora in corso. Fiduciosi nella sua protezione, affidiamo la nostra terra di Calabria a San Francesco e chiediamo anche che ci guardi da improvvide fughe in avanti.
Dicono gli esperti che inizia il periodo più delicato, perché il desiderio di riappropriarsi di una impossibile “normalità”, almeno per ora, potrebbe indurci nella tentazione di riprendere con disinvoltura vecchie abitudini e, quindi, esporci al pericolo concreto di un ritorno all’indietro. 
Circolano sul web pericolose teorie, senza alcun riscontro scientifico, che parlano di un pericolo ormai passato e spingono a facili ottimismi.
Personalmente non ho competenze in materia, perciò voglio fidarmi solo di chi, attraverso uno studio serio e accurato, cerca di capire l’evolversi di un virus ancora non completamente conosciuto e di chi lotta, col pericolo della propria vita, per salvare vite umane. Persone che meritano gratitudine e rispetto anche con i nostri comportamenti.
Da queste cattedre vengono solo inviti a non sottovalutare la situazione e a seguire scrupolosamente le disposizioni delle autorità, che non vogliono arbitrariamente toglierci la libertà, ma evitare altre morti inutili.
E allora? Ancora Paura? No, solo PRUDENZA, tanta prudenza.
Perché c’è un nemico invisibile e insidioso, che si chiama “asintomatico” e può nascondersi anche tra amici e parenti.
Anche la chiesa riprende gradualmente le celebrazioni religiose con il popolo.
schermata-2020-05-03-alle-17-05-00In attesa di nuove disposizioni che consentano di aprire le chiese per la celebrazione della Santa Messa festiva, per ora, a decorrere dal 4 maggio, una nota del ministero dell’interno consente “le cerimonie funebri con l’esclusiva partecipazione di congiunti e, comunque, fino a un massimo di 15 persone… indossando protezioni per le vie respiratorie e rispettando scrupolosamente la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”
In seguito agli accordi presi con il ministero, la CEI (conferenza episcopale italiana) ha indicato alcune misure che sottopongo all’attenzione di tutti:
1. “Prima dell’accesso in chiesa… misurazione della temperatura corporea, attraverso un termometro digitale o un termo-scanner. Questa disposizione è richiesta anche per le celebrazioni all’aperto. Venga bloccato l’accesso a chi risulti avere una temperatura corporea superiore ai 37,5°C; 
2. Per la distribuzione della Comunione eucaristica si evitino spostamenti. Sia il celebrante a recarsi ai posti, indossando la mascherina. 
3. Il celebrante, dopo aver curato l’igiene delle proprie mani, porgerà l’ostia sulle mani dei fedeli, senza venire a contatto fisico con esse. 
4. la chiesa sia igienizzata regolarmente, mediante pulizia delle superfici e degli arredi con idonei detergenti ad azione antisettica. 
5. Ove siano presenti spazi idonei, contigui alla chiesa, si prenda in considerazione la possibilità di celebrare le esequie all’aperto, con il rispetto delle distanze di sicurezza e delle altre indicazioni sopra disposte. 
6. Sia indicato anche l’obbligo di rimanere a casa in presenza di temperatura corporea oltre i 37,5°C o di altri sintomi influenzali. Si raccomandi di non accedere comunque alla chiesa e di non partecipare alle celebrazioni esequiali se sono presenti sintomi di influenza o vi è stato contatto con persone positive a SARS-COV-2 nei giorni precedenti”. 
In segno di rispetto dell’autorità civile e religiosa e, soprattutto, della vita di ogni fratello, siamo tutti invitati a osservare scrupolosamente le disposizioni ricevute.

Coronavirus: chiese chiuse e preghiera

giovedì, 30 aprile 2020

DESIDERARE L’EUCARISTIA PER VIVERLA CON MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA

Il lungo periodo di chiusura nelle nostre case accende il giusto, forse frettoloso, desiderio di un ritorno alla vita di relazione sociale, ma anche il bisogno di una ripresa della vita di fede, attraverso la partecipazione reale alla celebrazione della Santa Messa e ai sacramenti.
Ora molti vogliono la riapertura immediata delle chiese. Un desiderio legittimo, difficile dire se vero o pretestuoso, dal momento che tra coloro che protestano sui social ci sono sicuramente alcuni che sentono il bisogno dell’Eucaristia festiva, ma probabilmente anche tanti che normalmente stanno a distanza di sicurezza dalla chiesa e dai sacramenti.
Premetto che sono pienamente convinto che l’Eucaristia è il Cuore della vita di un cristiano e che la chiesa, intesa come comunità, non esiste senza l’Eucaristia, che la rende compatta e unita. Di conseguenza, non può stare senza ritrovarsi per la celebrazione della Messa. 
Ma in questi giorni ho pensato anche al profeta Amos, che sarebbe certamente utile leggere e meditare in questo momento di forzata solitudine. 
In un periodo storico, il nostro non è certamente diverso, caratterizzato dalla sete di guadagno, dallo sfruttamento dei poveri, dal rispetto solo formale del sabato, il profeta annuncia questa Parola di Dio:
“Ecco, verranno giorni….
in cui manderò la fame nel paese;
non fame di pane né sete di acqua,
ma di ascoltare le parole del Signore».
Allora andranno errando da un mare all’altro
e vagheranno da settentrione a oriente,
per cercare la parola del Signore,
ma non la troveranno” (Amos 8, 11-12)
interno-chiesa-madre2Il profeta è inascoltato e, allora, Dio non parla più, fa desiderare la Sua Parola. Un silenzio percepito come un grande castigo. Così il popolo, angosciato, comincia a desiderare la Parola di Dio, “ma non la troverà”.
Rileggendo questo brano, ho pensato che forse Dio permette questo tempo di pandemia per mandare un messaggio chiaro a tutti noi: ai cristiani che Lo hanno lasciato inutilmente bussare alla porta di casa e del cuore, senza mai aprirlo; ai cristiani che, quando potevano andare in chiesa, la domenica hanno preferito il letto il supermercato lo svago il divertimento alla celebrazione della Messa; ai cristiani che non hanno preso in considerazione la Sua Parola come norma della loro vita; ai cristiani che hanno ritenuto superflua la sua presenza, perché sono altre le cose che veramente contano.
Forse è lecito domandarsi se Dio non ci faccia desiderare la chiesa l’Eucaristia i sacramenti, per farci capire che sono beni primari di cui non possiamo e non dobbiamo più fare a meno. Beni che non sempre abbiamo apprezzato e che dobbiamo cercare non più con leggerezza, ma con ferma convinzione.
dsc_0027Chiusi in casa abbiamo più tempo per riflettere, per guardare nell’intimo del nostro cuore, per ripensare la nostra vita di relazione, per dare più spazio e continuità alla preghiera. Mai si è pregato come adesso ed è bello sentir dire, a qualcuno che non ha mai messo piede in chiesa la domenica, che inizia la sua giornata partecipando all’Eucaristia, celebrata da Papa Francesco a Santa Marta. 
L’esperienza, sia pure dolorosa, della pandemia può essere vissuta come opportunità per capire, finalmente, cosa vuol dire essere e vivere da cristiani. 
Del resto, i primi cristiani, perseguitati e costretti a nascondersi per pregare, aumentavano di numero e uscivano più forti da quelle prove, capaci di affrontare qualsiasi pericolo, persino la morte, per dare testimonianza della loro fede.
Penso, allora, che anche per noi il periodo della chiusura temporanea e non voluta delle chiese, può risultare persino utile se vieno colto come un momento di “grazia”, per scuoterci e dare più forza alla nostra tiepida e, a volte, insipida fede.

Coronavirus: Santo Rosario da Copertino

martedì, 28 aprile 2020

CON LA RECITA DEL SANTO ROSARIO E L’INTERCESSIONE DI MARIA, BUSSIAMO CON FIDUCIA AL CUORE MISERICORDIOSO DI DIO

Il bisogno di rivolgersi a Dio con la preghiera affiora già nel primo libro della Bibbia.  
Il libro della Genesi riporta un’accorata preghiera di Abramo, che si rivolge a Dio perché rinunci al suo progetto di “sterminare” Sodoma e Gomorra, due città corrotte e perverse. 
Il colloquio intimo e familiare tra Abramo e Dio è raccontato nel capitolo 18, esattamente in Genesi 18, 23-33, che affido alla vostra lettura e meditazione personale. Per non dilungarmi, qui trascrivo solo alcuni versetti:
aggiungi-unintestazione-16“Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano?… Rispose il Signore: Se a Sodoma troverò cinquanta giusti, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo. Abramo riprese e disse: Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere: forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque…Rispose: Non la distruggerò, se ve ne troverò quarantacinque. Abramo: Forse là se ne troveranno quaranta …. trenta…venti…. dieci. Rispose: Non la distruggerò per riguardo a quei dieci”. 
Alcune considerazioni per capire come possiamo rivolgerci a Dio:
1. Davanti alla grandezza di Dio, Abramo è consapevole della propria piccolezza: “vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere”. L’umiltà è il primo atteggiamento da assumere nella preghiera;
2. Abramo si rivolge a Dio con umiltà, ma anche con estrema confidenza e insistenza, quasi a stancarlo: “Forse vi sono cinquanta giusti nella città…quaranta…” fino a negoziare la salvezza delle due città per la presenza di soli dieci giusti. Nella preghiera è necessario bussare continuamente alla porta del Cuore misericordioso di Dio, senza stancarsi. Lo raccomanda anche Gesù: “chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” (Lc 11,9);
3. Dio, contro il suo desiderio, non riesce a salvare gli abitanti di Sodoma e Gomorra, che perseverano, impenitenti, nel loro “grande peccato”, ma il racconto ci dice chiaramente che bastano pochi giusti per mantenere in piedi il mondo stordito e dominato dal male. La vera sapienza di un cristiano, quindi, consiste nel lasciarsi attrarre dal bene, per arginare l’indubbia potenza del male.
4. Rileggendo questo testo della Genesi, mi sembra di capire: è lodevole pregare e insistere nella preghiera, ma solo la preghiera dei “giusti” arriva e commuove il cuore di Dio.
E ancora: quante preghiere, che partono da cuori induriti e compromessi col male, pretendono inutilmente di trovare ascolto!
Per fortuna, sono ancora tanti i giusti che, generosamente disinteressatamente e senza far rumore, spendono la loro vita al servizio degli altri, consentendo a tutti noi di continuare a sperare. 

Vi invito a condividere, domani sera alle ore 21.00, l’appuntamento settimanale con la recita del santo Rosario, che sarà trasmesso, su Tv 2000, dal santuario di Santa Maria della Grotta in Copertino (Lecce).